L’otto m’arzo e m’arivorto!

Contro gli ostracismi della Regione Umbria all’utilizzo della RU486 come libera scelta delle donne in alternativa all’aborto chirurgico, contro la pesantissima presenza di obiettori di coscienza nei nostri ospedali che limita di fatto la piena applicazione della L194, contro una costante precarizzazione delle nostre vite, per un potenziamento dei Consultori che invece vedono minacciata la loro funzione fondamentale al fianco delle donne, perché nessuno ci debba più dire quando e se diventare madri, come ci dobbiamo muovere e divertire, per una vita libera dalla “sicurezza” del controllo e delle recinzioni, per una sicurezza fatta di reddito diritti felicità: L’OTTO M’ARZO E M’ARIVORTO!

Presidio martedì 8 marzo h.10 davanti la Regione Umbria (corso vannucci 96 Perugia) rumorose, colorate, scomposte, sfrontate, INDECOROSE E LIBERE!

RU486 LIBERE DI SCEGLIERE!
A distanza di più di trent’anni dalla vittoria del referendum che nel 1978 portò alla Legge 194 e sancì il diritto all’interruzione di gravidanza, come donne denunciamo l’attacco a questo diritto e ribadiamo che sul nostro corpo decidiamo noi e nessun altro!

L’8 Marzo organizziamo una giornata di lotta delle donne con una manifestazione sotto la sede della Regione Umbria, per ottenere l’uso della pillola abortiva RU486 senza ipocrite e pesanti limitazioni e come libera scelta alternativa all’aborto chirurgico. Infatti se il diritto all’interruzione di gravidanza è garantito dalle legge 194, dal referendum e dalle lotte delle donne, la sua realizzazione è sempre più ardua, quasi un “calvario” psicologico di espiazione e punizione con inaccettabili ed indecenti ostacoli burocratici, di matrice politica e clericale.
Negli ospedali pubblici l’opportunista presenza di “obiettori” e “obiettrici” impedisce a molte di scegliere liberamente e rafforza l’atteggiamento criminalizzante rispetto alla scelta di abortire, basti pensare che prima dell’interruzione di gravidanza si aspetta nel reparto maternità!
Oggi in tutta Europa le donne possono scegliere un intervento meno invasivo rispetto all’aborto chirurgico utilizzando la pillola abortiva RU486. In Italia questo non è possibile o è molto difficile. La pillola RU486 è stata bloccata per anni per le pressioni clericali, ora mille vincoli e ostacoli “burocratici” si frappongono al suo uso. In Europa la pillola abortiva viene prescritta dal medico di base e il termine per l’assunzione è fissato dalla 9° alla 24° settimana.
In Italia sugli aspetti etici sembra esserci una “dittatura” vaticana, con l’appoggio di obbedienti e devoti politici di centro, destra e sinistra, alla faccia della laicità dello stato. Infatti l’assunzione della RU486 è possibile solo entro la 7° settimana (mentre l’aborto è legale sino alla 12°!) e, in molte regioni, solo con un ricovero ordinario di 3 giorni! Di fatto quindi non c’è un accesso libero alla RU486 nonostante il Consiglio Superiore di Sanità non abbia mai affermato che la pillola rappresenti un reale rischio per la vita della donna, né abbia mai obbligato le Regioni a deliberare per il regime di ricovero ordinario.
In Umbria continuano i balletti politici per ritardare la somministrazione e porre barriere burocratiche e formali per impedirne la diffusione. La Regione nel 2010 ha incaricato un “Comitato tecnico-scientifico”, formato da ginecologi e medici, della stesura del protocollo applicativo, che è stato presentato il 26 Luglio 2010 e che si è espresso per il day hospital. Dopo la presa d’atto della Regione due consiglieri della maggioranza, Smacchi e Barberini (PD), con il plauso dell’UDC, si sono opposti e hanno bloccato il regime di day hospital proponendo un ulteriore peggioramento: un anno di “sperimentazione” (sono oltre 20 anni che la RU si usa in Francia!) con tre giorni di ricovero ordinario obbligatorio!
E’ un ulteriore uso politico del corpo delle donne! Il “pio” presidente del Consiglio regionale Brega, nella peggiore tradizione dei movimenti per la “vita”,  ha affermato che «occorre evitare la banalizzazione di una questione estremamente delicata: assumere la pillola abortiva non è come prendere una pastiglia per il mal di testa, non si può correre il rischio di favorire un ricorso superficiale alla stessa».

E la delibera? Ancora non esiste e regna sovrano il caos: le ASL più sensibili applicano la somministrazione grazie all’autonomia ma vengono puntualmente redarguite dalle pressioni dei movimenti cattolici e sono costrette a procedere al ricovero ordinario di tre giorni per via di direttive-minacce superiori.
E le donne? Noi riaffermiamo che la nostra libertà di scelta non è negoziabile né emendabile e manifestiamo la nostra rabbia ribadendo il nostro diritto di scegliere la possibilità di abortire tramite RU486.
Respingiamo con forza ogni attacco alla nostra autodeterminazione e pretendiamo libertà di scelta, servizi sociali, reddito e diritti!

MARTEDì 8 MARZO h.10
Presidio sotto la Regione Umbria
Perugia Corso Vannucci

Assemblea Femminista Umbra

Informazioni su liberetutte

Il Collettivo Femminista Sommosse Perugia nasce nel febbraio 2008 da un gruppo di donne e lesbiche che sentono sulla propria pelle la stretta familista clericale e sessista dell'ultima Italia. E' una storia di R-esistenze individuali e condivise alla violenza sistemica, verso la liberazione dei corpi e del desiderio!
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