RU486: sì al day hospital adesso!

Dopo mesi di battaglie per l’ottenimento del day hospital come regime di somministrazione della RU in Umbria arrivano le linee guida regionali e subito le prime polemiche e i gli ennesimi tentativi di un ridicolo quanto anacronistico boicottaggio dei diritti delle donne. 

Non staremo ad aspettare che qualcun altr@ decida per noi qual è il nostro benessere, con una retorica sulla nostra “sicurezza” che ci vuole incoscienti e bisognose di tutela. Ci sentiamo sicure senza preti, padri, papponi e protettori, quando abbiamo piena facoltà di scelta sul nostro corpo, come usarlo, come trarne piacere, dove portarlo, quando abbandonarlo, quando possiamo decidere sul nostro presente e programmare il nostro futuro!

Sulla nostra salute nessun compromesso! Sulle nostre vite decidiamo noi! E vogliamo farlo adesso!

 

Comunicato stampa
SI al Day-hospital in Umbria per la pillola abortiva RU 486
Il 26 Luglio 2011 la Regione Umbria si è finalmente espressa a favore del day hospital per la somministrazione della pillola RU486 per l’interruzione volontaria di gravidanza, dopo un anno esatto dal parere favorevole del comitato tecnico-scientifico nominato dalla regione stessa.
Ci è voluto tanto tempo per arrivare a questa delibera, che sembra più attenta a preservare certi equilibri politici che i diritti e la salute delle donne, dato che il Day-hospital non viene indicato, ancora, come una decisione definitiva ma si tratta di una sperimentazione di un anno.
Evidentemente l’Interruzione Volontaria di Gravidanza è un’argomento  che incute ancora terrore e genera ricatti politici, sebbene siano passati oltre trent’anni dalla vittoria del referendum del 1978 e della legge 194.
Come l’Europa dimostra, il day-hospital – e non i tre giorni di ricovero obbligatorio – è l’unica modalità che garantisce un libero ed incondizionato accesso alla pillola RU486 come modalità alternativa all’aborto chirurgico, realizzato in anestesia totale, più invasivo e pericoloso. La salute della donna è maggiormente tutelata dall’immediata presa in carico da parte dell’ospedale, che garantirà dal primo al quattordicesimo giorno di trattamento la continuità assistenziale con il regime di Day Hospital
I continui attacchi al diritto all’aborto risuonano dagli angoli più oscurantisti del cosiddetto movimento per la “vita” e dagli opportunismi della politica, che dovrebbe prendere esempio, invece, dall’esperienza europea di oltre venti anni.
Quello di oggi è un risultato importante, anche se parziale, per i diritti delle donne nella nostra regione, ottenuto nonostante le forti pressioni clericali e conservatrici e soprattutto grazie ad un anno di lotte del movimento femminista nelle piazze di Perugia e Terni. Solo il coinvolgimento diretto di tante realtà e associazioni di donne presenti sul territorio e nei consultori ha permesso di cancellare le prese di posizione di personaggi come Brega, dei teo-dem e del cattolicesimo più oscurantista.
Non è rispettoso nei confronti delle donne sminuire e strumentalizzare politicamente un percorso fisico e psicologico personale così intimo e delicato come l’aborto. Il Day Hospital è la modalità per non ostacolare tale percorso e per tutelare la salute delle donne, preservandole anche dalla sempre più opportunistica diffusione -negli ospedali pubblici!- dei medici “obiettori”, che di fatto ostacolano le donne nell’esercizio reale dei propri diritti.
Questa delibera della Regione Umbria rappresenta un passo avanti rispetto alla possibilità per tutte le donne, di gestire il proprio corpo in modo consapevole ed autonomo e scegliere la propria eventuale maternità liberamente e fuori dai diktat clericali. La libera scelta deve essere garantita a tutte le donne che – nel nostro paese fortemente influenzato dalle pressioni politiche del Vaticano – vedono continuamente calpestati i propri diritti all’autodeterminazione.
L’ASSEMBLEA FEMMINISTA UMBRA
(De’Genere Terni – Civiltà Laica Terni – L’albero di Antonia Orvieto – Le Sommosse Perugia)

About liberetutte

Il Collettivo Femminista Sommosse Perugia nasce nel febbraio 2008 da un gruppo di donne e lesbiche che sentono sulla propria pelle la stretta familista clericale e sessista dell'ultima Italia. E' una storia di R-esistenze individuali e condivise alla violenza sistemica, verso la liberazione dei corpi e del desiderio!
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