Ci sono momenti

 

Ci sono momenti in cui arriva il sole, attraversa le sbarre, filtra dal 
vetro, attraversa la bottiglia che hai sul tavolo, si allunga in stralci 
sul tavolo, ti scalda un po’ l’orecchio.

Ci sono momenti in cui di notte guardi il soffitto, ascolti il 
silenzio, senti il rumore del vuoto del corridoio, ascolti il sibilo di 
una porta chiusa.

Ci sono momenti in cui ti siedi a fumare una sigaretta all’aperto e 
guardi il cielo e pensi che se credessi in Dio lo ringrazieresti di 
poter godere di tanta bellezza anche da qui.

Ci sono momenti in cui cammini per i corridoi e pensi che non ti 
usciranno più dai polmoni.

Ci sono momenti, tanti momenti, in cui il tuo corpo è fermo e la tua 
mente ti sta immaginando mentre distruggi tutto quello che ti capita tra 
le mani.

Ci sono momenti in cui pagheresti oro per una bella birra fresca.

Ci sono momenti in cui ti arriva, da non sai bene dove, un odore di 
terra, di foglie, di autunno e ti ricordi.

Ci sono momenti in cui il sole del cielo d’autunno ti fa ripensare alle 
montagne e al fiato dei tuoi cani.

Ci sono momenti in cui finalmente tutte le parole vuote scompaiono, 
tutte le maschere cadono.

Ci sono momenti in cui cadono tutte quelle degli altri senza che loro 
lo sappiano.

Ci sono momenti in cui ti accorgi che questo posto ti ha cambiato e 
altri in cui pensi di essere sempre la stessa; e ti scopri  e ti 
riscopri.

Ci sono momenti in cui riconosci l’ora della giornata dal rumore che 
senti nei corridoi e ti accorgi che sta diventando normale.

Ci sono momenti in cui di notte ti svegli di soprassalto perché una 
luce ti spia il sonno.

Ci sono momenti in cui vedi una madre piangere perché non può fare la 
cosa più naturale su questa terra: stare con i suoi figli.

Ci sono momenti in cui piangi per il pianto di quella madre, per gli 
abbracci negati, per i rapporti mutilati, perché pensi che per tanto 
dolore nessuno pagherà mai.

Ci sono momenti in cui pensi che potresti guardare per ore il viso 
delle compagne  che sono con te, perché sai che è solo per quegli occhi 
che non hai mai avuto paura di questo inferno.

Ci sono momenti in cui pensi al dolore di chi viene a trovarti; alle 
loro facce che, tutte le volte che se ne vanno, sbigottite, dicono “la 
stiamo lasciando qui”.

Ci sono momenti in cui il sangue si gela al pensiero della libertà 
perché pensi che non potrai portare fuori con te le tue compagne.

Ci sono momenti, tanti momenti, in cui una risata irrompe come un 
tuono, come una cascata da un dirupo e si dipana fresca sulla pelle, sul 
viso, nella testa.

Ci sono momenti in cui vedi tornare il sorriso sul volto di una 
compagna e pensi di non voler altro dalla giornata.

Ci sono momenti in cui ti arriva la voce che qualcuno è uscito o evaso 
e le sbarre si incrinano e il sorriso è beffardo.

Ci sono momenti, tanti, costanti, ripetuti in cui pensi ad un cumulo di 
macerie, a chiavi spezzate, a divise bruciate e senti la freschezza dei 
piedi nudi sull’erba e il respiro è profondo.

 

Dal carcere di Rebibbia ci arriva questa lettera di Giulia, una donna libera, come lei si definisce. Resisti, compagna, nessuna catena piegherà la tua forza!

Sulla scandalosa “Operazione Ardire” per cui Giulia, Paola ed altri si trovano in stato di carcerazione preventiva

Giulia libera! Liber* tutt*!

 

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Se Atlantide affonda, la cercherete per millenni!

157177_1568961037_1389850385_nAtlantide é la sede di gruppi femministi, lesbici, gay, queer e punk dal 1998. Sono questi stessi gruppi che da allora hanno vissuto, fatto vivere e aperto alla città il cassero di Porta Santo Stefano, promuovendo libertà e autonomia per le donnevisibilità politica e (auto)organizzazione femminista e lgbtiqautoproduzione e distribuzione culturale indipendentesocialità non mercificata.

La nostra forza sta in questa storia, ma é proprio questa storia che ci rende scomode.

Oggi, il perverso tentativo di governare la ricchezza della nostra esperienza, messo in campo negli ultimi quattro anni dall’amministrazione comunale e dal quartiere Santo Stefano, sembra volerci presentare l’atto finale. Attraverso i recenti esiti di un bando per l’assegnazione dello spazio, ci fanno sapere che Atlantide deve morire e che i collettivi Antagonismogay/Laboratorio Smaschieramenti, Clitoristix/Quelle che non ci stanno e NullaOsta dovrebbero abbandonare il cassero in favore di tre associazioni completamente estranee alla sua storia più che decennale.

 

Ci avevano già provato nel 2011. La commissaria Cancellieri, prima di lasciare la città e diventare successivamente ministro dell’Interno, dettò le linee guida per un bando che proponeva di assegnare il nostro spazio ad associazioni che si occupassero di tutela ambientale o di salvaguardia del patrimonio culturale. Contro quella decisione politica ci eravamo mobilitate, insieme ad un’ampia fetta della città, con una chiara rivendicazione “Finocchie selvatiche, femministe in erba, punk in fiore: siamo noi la vera biodiversità!“. Il risultato fu che il quartiere uscente, anch’esso commissariato, decise di non assegnare lo spazio nè alle associazioni che rappresentavano i tre collettivi, nè ad alcuna altra associazione concorrente.

A chiunque sia minimamente dotato di senso critico, apparirà subito chiaro che la volontà di dichiarare finita la nostra esperienza con un atto burocratico non é il frutto di una decisione meramente tecnica, bensì di una precisa scelta politica: dal governo nazionale uscente abbiamo imparato molto bene quanto la retorica e i dispositivi ammantati di “meritocrazia” non siano altro che espedienti per camuffare scellerate scelte politiche e non assumersene pubblicamente la responsabilità.

Ma se é proprio di “merito” che si vuole parlare, siamo certe che la lunga esperienza di Atlantide sia più che “meritevole” di un’assegnazione diretta in comodato d’uso gratuito.

Del resto, la scelta operata nei nostri confronti e di altre esperienze in città ci sembra ben poco in linea con l’intento propagandato dalla nuova giunta comunale di voler superare la logica dei bandi, per garantire la libera espressione e partecipazione alla vita sociale.

A dispetto dei tentativi tecnocratici, i collettivi di Atlantide non hanno acquisito nulla di “convenzionale”, bensì hanno ulteriormente consolidato la propria convinzione.Ribadiamo quindi ancora una volta che la legittimità a mantenere viva e riprodurre la nostra esperienza sta tutta nella nostra storia e nella passione determinata di migliaia di persone, singole e gruppi che hanno in Atlantide un punto di riferimento irrinunciabile.

Forti della consapevolezza che la preoccupazione per la (r)esistenza di Atlantide sia diffusa e condivisa, chiediamo a tutte e tutti di tenere alta l’attenzione, di firmare la petizione per la sua difesa e di partecipare all’assemblea cittadina che abbiamo programmato per il 9 gennaio. Le femministe, le lesbiche, le froce e i punk atlantidei hanno ancora molto da dire e da fare, in questa città e non solo.

Antagonismogay/Laboratorio Smaschieramenti, Clitoristrix/Quelle che non ci stanno, NullaOsta

per info e comunicati di solidarietà scriveteci a atlantideresiste[at]gmail[punto]com

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La mia scelta viene prima

Video del Collettivo Femminista e Lesbico Vengo Prima in difesa della 194

La mia scelta viene prima

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Blitz del BELLAQUEER all’iniziativa di pinkwashing su Israele

BLITZ DEL COLLETTIVO BELLAQUEER ALL’INCONTRO SU ‘PERSONA E TRANSESSUALISMO IN ISRAELE’ ORGANIZZATO DALL’UNIVERSITA’ DI PERUGIA IN COLLABORAZIONE CON L’ASSOCIAZIONE ITALIA-ISRAELE.

Alla nostra denuncia della strategia del pinkwashing (volta a dipingere israele come democrazia all’avanguardia nella tutela dei diritti lgbt per nascondere la reale assenza di diritti per tutti quelli che non si identificano con la nazione israeliana e giustificare il genocidio del popolo palestinese) i relatori hanno risposto ricorrendo alla solita retorica militarista occidentale filo-israeliana.

qui e qui i video

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Queers di tutto il mondo: DE-GENERIAMO!

Chi avrebbe mai immaginato che parrucche e baffi disegnati avrebbero suscitato tanto scalpore?

Il 14 novembre in occasione dello sciopero europeo, insieme a tanti altri soggetti, il Bella Queer è sceso in piazza armat@ di boa, parrucche, striscioni e manifesti, attraversando e risignificando le strade di Perugia.

Il nostro essere “frocissime” ha purtroppo provocato reazioni omofobe e sessiste, che sebbene arginabili ad azioni di singoli soggetti, ci espongono ad una delegittimazione politica all’interno degli spazi condivisi da tutto il movimento. Tutto ciò arriva in contemporanea con l’ennesima bocciatura della legge anti-omofobia, che denuncia parallelamente un clima di totale chiusura istituzionale alle tematiche di genere.

Per chi se lo fosse chiesto, non ci nascondiamo dietro parrucche spettinate, ma lottiamo contro la crisi portando in piazza le possibili risignificazioni dei nostri corpi e difendendo il tanto osteggiato diritto ad essere diversi. 

E’ in questo clima, in cui la precarietà regna sovrana, che diamo e cerchiamo solidarietà politica in vista di una RIVOLUZIONE COMUNE. Tutte le nostre azioni, tutti gli spazi di socialità e anche la nostra performatività hanno un significato preciso che mira alla decostruzione del concetto di genere, alla messa in discussione degli stereotipi che ne derivano e della funzione che il genere ha assunto all’interno dello sfruttamento delle nostre vite.

L’intreccio “malefico” tra genere, classe ed etnia insieme alle strutture che comporta, come sessismo e omofobia, sono il cemento stesso del capitalismo e dei suoi soprusi. Non ci stancheremo di contraddire la rigidità dei ruoli di genere, di eccedere da questo subdolo meccanismo di potere, scuotendolo da fuori e dentro. Per questo, continueremo a portare avanti la nostra azione politica, a vivere la città, a riappropriarci degli spazi urbani, promuovendo una socialità circolare che dal basso sia in grado di contrapporsi al machismo come cultura della prevaricazione.

Abbiamo ancora tanto lavoro da fare, per cui … lustriamo le parrucche e affiliamo le matite. 

Queers di tutto il mondo: *DE-GENERIAMO*

Bellaqueer Perugia

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14N De-generiamo lo sciopero!

Consapevol* del fatto che la produzione di valore si riflette nella produzione dei corpi, abbiamo deciso come collettivo Bellaqueer Perugia di partecipare allo sciopero europeo del 14 novembre al fine di de-generarlo.

In città sono apparsi manifesti e scritte che invitavano a non riprodurre i modelli normativi di genere, proponendo la reinvenzione del soggetto stesso.

De-generare lo sciopero, quindi, significa che tutte le identità precarie ed eccedenti possono e devono trovare diritto di cittadinanza reclamando reddito e riappropriandosi dello spazio urbano!

Consapevol* inoltre che il valore estratto dai nostri corpi crea ricchezza tramite la speculazione all’interno dei flussi economici internazionali, abbiamo deciso di sanzionare la Banca d’Italia con altrettanta corporea produzione: La BCE? Noi ci sQUEERtiamo su!

 BellaQueer inoltre esprime solidarietà per i compagni arrestati durante la manifestazione a Roma

con affetto de-generato

LIBER* TUTT*! LIBER* SUBITO!

sQUEERt!

Le foto della manifestazione:

qui il video!!

Facebook Bellaqueer Perugia

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Ritorna il cineforum queer di Perugia!!!


BellaQueer presenta:

Cineforum Queer – seconda stagione 2012
Programmazione ottobre-novembre

Giovedì 11 ottobre 

A Wong Foo, grazie di tutto! Julie Newmar
di Beeban Kidron (USA, 1995)

 
Giovedì 25 ottobre 

Fratellanza – Broderhood di Nicolo Donato (DANIMARCA, 2009)

 

Giovedì 8 novembre

Pepe, Luci, Bom e le altre ragazze del mucchio di Pedro Almodovar (SPAGNA, 1980)

Ingresso gratuito

h 20:00 aperitivo
h 21:00 proiezione

presso: Consulta degli immigrati, Via Imbriani 2 (centro storico) Perugia

 

per info: 

facebook: BELLA QUEER PERUGIA

bellaqueer@inventati.org

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06/10/012_Stay Rebel Stay Queer @Rework

Sabato 6 ottobre 2012 il Collettivo BELLAQUEER PERUGIA sarà ospite al circolo arci Rework per la serata

Stay Rebel Stay Queer

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ore 22:00
les maresch (duo voce chitarra)
con le loro covers live pop/rock

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ore 23:30
bellaqueer (collettivo queer)
con lo show “Prima Donna”

La classica prima donna vuol essere al centro dell’attenzione ed avere tutto per sé, ostenta e si dà delle arie. La prima donna queer è una prima donna che rinuncia all’eccesso, all’ostentazione, alle frivolezze e punta alla libertà e al trasformismo sessuale e giocando su questo vuol emanciparsi dalle logiche ristrette dei generi sessuali e non solo è anche una prima femminista che abdica dalla sovranità erotica maschilista e si confonde provando piacere per lo stesso e opposto sesso. Per questo come oggetto di ribellione antepone lo strap-on al gioiello. 

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ore 00:30
topa trash + mèx (djset)
dance, trash, house, elettronica

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ingresso gratuito con tessera ARCI

servizio navetta gratuito dal centro
info 339/8646726 – 339/1620902

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REWORK associazione culturale

via manna 33
sant’andrea delle fratte (perugia)
www.culturerework.org

comunicazione riservata ai soci ARCI

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per info e curiosità:

facebook: BELLAQUEER PERUGIA http://www.facebook.com/bqperugia

 e-mail: bellaqueer@inventati.org
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Is There Anybody Out There? (*)


C’è da credere che tutto il trambusto creato dalla sfortunata sorte delle Pussy Riot, nonché l’ondata di indignazione e solidarietà scaturita da tutte le menti democratiche di giornalisti, cantanti, uomini e donne di governo sia nata dall’attenuante dell’uso, nel momento dell’ “atto criminoso”, di simpatici passamontagna colorati.

Personalmente ne sono quasi certa. Anche perché, diciamocelo, i colori destano più l’attenzione, ci allietano la vita, ci rendono più comprensivi e aperti verso gli altri.

Altrimenti proprio non si capirebbe come mai i giornalisti, i primi a catapultarsi in “arditi” articoli atti a sbattere i nemici della collettività (terroristi incappucciati accusati di attaccare striscioni, di offendere la repubblica e le sue istituzioni con pericolosissime azioni sovversive che distribuiscono colla e vernice sui muri della città) sulle prime pagine dei loro giornali, abbiano sposato la causa delle Pussy Riot.

Sicuramente dipende dal colore del passamontagna!

Eh già, perché nella democrazia, da loro tanto ostentata e dalle alture dalle quali mandano le loro invettive contro il cattivissimo Putin e il medievale Patriarca della Chiesa di Mosca, una simile situazione non si sarebbe mai verificata.

O meglio, si verificherebbe se i passamontagna o le felpe con cappuccio fossero neri. Se in chiesa invece del nome di Putin venisse urlato (e non per inneggiare) quello di qualche noto mercificatore o incatenature delle nostre vite, un ministro, un capo della polizia, qualche politico, qualche potente del clero di Roma.

Non so quanti giornalisti indignati di questi ultimi tempi siano andati a leggere il codice penale della nostra santa democrazia. Credo davvero pochi.

D’altra parte si sa, il lavoro è tanto, la difesa dei diritti democratici (degli altri Paesi) non conosce sosta, è una dura corsa e non si può sprecare il tempo.

Ma io, che di tempo ne ho, essendo chiusa in una patria galera per un tempo che non mi è dato sapere (detenuta in attesa di giudizio), ho pensato di aiutare lor signori nel loro nobile lavoro.

Art 405 cp, Turbamento di funzioni religiose del culto di una confessione religiosa: “Chiunque impedisce o turba l’esercizio di funzioni, cerimonie o pratiche religiose del culto di una confessione religiosa… è punito con la reclusione fino a 2 anni”. Aggiungerei il reato di travisamento (legge n°152 del 22/5/75): “è vietato l’uso di caschi o qualunque altro mezzo atto a rendere difficoltoso il riconoscimento della persona, in luogo pubblico o aperto al pubblico senza giustificato motivo… in manifestazioni… tranne in quelle sportive. Il contravventore è punito con l’arresto da 1 a 2 anni e con una ammenda da 1000 a 2000 euro.” E, perché no, il vilipendio a chicchessia (religione, presidente repubblica, repubblica e alle sue istituzioni)…Che fatica.

Insomma, se le Pussy Riot avessero fatto la stessa cosa in Italia, avrebbero avuto un trattamento forse ben peggiore.

Ora, di certo, non mi interessano lezioni di diritto comparato, anche perché le mie conoscenze di questo infausto mondo, che peraltro non mi appartiene, sono molto ristrette.

Vorrei solo “esplorare il mondo di San Patrizio delle vostre democrazie” per rimestare nel torbido.Se le mie parole avessero la forza della mia rabbia, sarei sicuramente più efficace, più incalzante nell’esporre le miei argomentazioni.

Mi chiedo se i difensori della libertà di questi giorni scrivano i loro articoli con ingenua consapevolezza o con il classico sporco servilismo ipocrita che li contraddistingue. Quello che gli permette di dedicare pagine e pagine di ringraziamenti a chi ha salvato il Paese da pericolosi attentatori, senza curarsi di capire i reali disegni celati dietro la carcerazione di tante persone, riportando le veline dei loro padroni condite di qualche aggettivo un po’ letterario (così da rendere l’articolo più accettabile agli occhi di un lettore la maggior parte delle volte decerebrato, ma esigente) e costruendo un mondo fittizio.

Un servilismo che garantisce la loro integrità morale agli occhi dell’opinione pubblica, che li vede battersi contro le ingiustizie assassine di Assad, contro l’arresto delle Pussy Riot, per Assange, così da non dover rendere conto del loro sporco e reale lavoro condotto in Patria, l’unico per cui la stampa ha il permesso di esistere, ossia giustificare, servire il Potere, lo Stato e i suoi scagnozzi.

Così i ribelli siriani sono tali, quelli della Val di Susa sono terroristi e violenti; le Pussy Riot sono dissidenti, represse dal sistema dittatoriale russo, mentre chi in Italia viene accusato di fare scritte o di attaccare striscioni contro la guerra, il governo o i responsabili di disastri ambientali è un pericolassimo eversore dell’ordine democratico da rinchiudere in galera (prima ancora del processo, ovvio).

Ah scusate, dimenticavo! Probabilmente nella democraticissima Italia, le Pussy Riot, oltre ai già citati articoli del c.p., si sarebbero viste appioppare sicuramente il tanto amato 270 bis, articolo sulla cresta dell’onda. Anche perché in una chiesa, cantare contro il governo, in tre, cosa è se non una associazione sovversiva con finalità eversive, con “l’aggravante della richiesta dell’aiuto alla madonna” (e qui, se capitassero nelle mani di qualche prete/Pm, avrebbero sul groppone anche “stregoneria ed eresia”)?

Certa che le mie parole cadano nel vuoto delle vostre teste schiave, cari giornalisti, vi auguro sia di poter continuare il vostro fondamentale e necessario lavoro, sia di non guardarvi mai allo specchio. Casomai doveste scorgere una divisa al posto dei vostri vestiti, una catena al posto dei vostri cervelli, un manganello al posto della vostra penna.

Comunque, a scanso di equivoci, solidarietà alle Pussy Riot, non in nome della democrazia e dei suoi diritti, ma in nome della libertà, contro le galere e i loro carcerieri, contro tutti i benpensanti che puntano il dito dall’altra parte del loro recinto, senza guardare il fango che arriva alle loro gambe.

Detto ciò, mi auguro che le Pussy Riot non siano risucchiate da una rogatoria internazionale che le coinvolga in un’associazione sovversiva intergalattica.

 

Un saluto, da Giulia,

una sovversiva senza passamontagna colorato, detenuta nel carcere di Rebibbia.

 

Buon fine estate!

(*)Questo è uno dei due scritti che Giulia reclusa nel carcere di Rebibbia, arrestata nel corso dell’operazione “Ardire”, ha chiesto di diffondere. L’altro lo trovate qui.

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Lettera di Giulia dal carcere

Giulia è stata arrestata il 13 giugno 2012 nel corso dell’operazione “Ardire”, guidata dal pregiudicato Generale dei Ros Giampaolo Ganzer(condannato 2 anni fa a 14 anni di reclusione e un interdizione perpetua dai pubblici uffici per traffico internazionale di sostanze stupefacenti): l’ennesima farsa umbra sulla sicurezza (vedi l’articolo di Info404).

Insieme ad altri è sospettata di far parte di un’associazione anarchica sovversiva a fini di terrorismo internazionale ed accusata di aver fatto scritte sui muri della città di Perugia, aver appeso uno striscione e aver manomesso un bancomat. La perquisizione della sua dimora ternana, di fatto priva di esito, rivela invece secondo gli inquirenti le seguenti “armi”: una molletta di legno, pinzette ferma-fogli, dei chiodi, lampadine di diverso voltaggio, filo di rame, custoditi in una cassetta degli attrezzi!

A 100 giorni dalla sua carcerazione preventiva in attesa di giudizio, pubblichiamo le parole di Giulia, “una donna libera”.

Giulia libera, liber* tutt*!

 

Da una galera

Attenzione! Attenzione!

Questo, a distanza di 100 giorni dal mio arresto, è un piccolo contributo che voglio dare per mettere in guardia voi tutte e tutti.

1) Se per caso avete lampadari in casa, funzionanti con lampadine, fate attenzione, potreste pentirvene. Ma se proprio non potete farne a meno di averne qualcuno, non tenete in casa altre lampadine, oltre quelle già inserite negli appositi lampadari. Quando si fulmineranno, vagherete nel buio e solo allora potrete averne di nuove. Assicurandovi però di buttare quelle rotte, perché anche esse, come fatto notare dagli acutissimi Ros e Pm, sono un ottimo mezzo per costruire bombe.

2) Se ritenete opportuno abbellire la vostra presenza fisica con orecchini, badate bene a non acquistarli, qualora siano di rame. E se per caso un amico o amica ve ne voglia regalare un paio, separatevene senza indugi, perché sono armi pericolosissime.

3) Se non avete la maniacale abitudine di dare un posto ad ogni cosa, ma siete disordinati e tendete ad avere una improvvisata scatola degli attrezzi, dove tenete fra l’altro chiodi e pinzette per fermare i fogli, che dirvi? Evidentemente siete pericolosi terroristi, pronti a preparare bombe in ogni minuto.

4) Se vi capita di avere in casa mollette per i panni, non di plastica, bensì di legno, inceneritele, bruciatele, spargete le loro ceneri ai quattro venti. Non avete idea di cosa si nasconda dietro di loro.

A voler essere seria, tutta questa trafila di piccoli, ma non poco importanti avvertimenti, servono perché la notte in cui mi hanno arrestata hanno trovato nella casa dove vivo con il mio compagno (e dove non mi trovavo) lampadine di riserva, orecchini di rame, chiodi, ferma fogli e una molletta di legno. Il tutto è stato messo insieme, fotografato e sistemato da loro stessi in modo tale da farlo sembrare un assemblaggio di oggetti per preparare ordigni esplosivi. Così, infatti, il materiale sequestrato è stato presentato dai Ros e dalla Pm durante l’udienza del riesame.

Non parliamo ovviamente del fatto che, non avendo trovato alcun materiale cartaceo che descrivesse come si preparino tali bombe, sia stato da loro detto, evidentemente grandi conoscitori della mia persona, che non ce ne era bisogno, “perché era tutto nella mia mente, nella mia salda memoria!” Ogni commento è superfluo, vero?

Vorrei aggiungere un ultimo punto della lista, seppur a prima vista possa sembrare poco inerente ai precedenti:

5) Se questo mondo vi fa schifo; se ripudiate guerra, sfruttamento e devastazione; se non avete mai avuto il timore di dirlo; se non avete mai abbassato la testa pensando “non ci posso fare niente”; se ci avete sempre messo la faccia; se avete chiara la coscienza di chi sono i responsabili delle vite terribili che conduciamo; se siete convinte che la società in cui viviamo sia lobotomizzata; se non riuscite a guardare una gabbia con indifferenza; se il cuore vi si chiude, il sangue vi pulsa, la vista si annebbia al pensiero di una donna, di un uomo o di un animale rinchiuso, beh, prima o poi, come dice una donna rinchiusa qui con me “ti devi fare la galera”.

E se questo mio essere, questa Giulia che sto scoprendo forte, dignitosa, ancora più ferma e convinta delle sue idee e sprezzante dell’annichilimento in cui chi mi ha rinchiusa vorrebbe gettarmi; se questo mio essere loro lo vogliono etichettare come pericoloso, che costruisce bombe, che partecipa ad associazioni sovversive (magari affiliate alla fai-informale, nonostante qualunque cosa io abbia mai fatto, detto o pensato, non possa in alcun modo far pensare ad una mia benché minima adesione o partecipazione) volte a terrorizzare e seminare il panico fra la gente, beh, io non glielo permetto e rimando tutto al mittente.

Terrorista è chi rinchiude, chi manganella, chi devasta. E allora, parafrasando una canzone, che tremino i potenti di fronte agli animi fieri di tutte queste “terroriste”, che non hanno paura di lottare contro tutto ciò che realmente genera e rinvigorisce il terrore, la discriminazione, la diseguaglianza, la devastazione, lo sfruttamento.

Che tremino, che abbiano paura! La loro vera paura è che sanno che qualsiasi gabbia mi metteranno intorno, che sia cella, che sia lavoro, che sia diffamazione, che sia isolamento, niente mi toglierà la voglia di romperla e di continuare a guardare il mondo con gli occhi lucidi, aspri, vitali e liberi.

Che si arrovellino pure il cervello per trovare maglie migliori per le mie catene, io sarò più forte. Perché ho in me una coscienza, una consapevolezza di quello che sono, che non intaccheranno mai.

Che si specializzino nell’arte sopraffina (vera arte dei nostri tempi) del reinventare un significato per le parole, laddove guerra diventa missione di pace; laddove le bombe sono intelligenti e non pericolose e gli orecchini di rame e le lampadine pericolosi esplosivi; laddove il terrorismo non è quello di chi rinchiude, uccide, reprime ma quello di chi critica tutto ciò; laddove la devastazione si chiama civilizzazione, progresso o ricchezza; laddove il non accettare lo status quo dell’ingiustizia è sinonimo di pericolosità sociale; laddove gli immigrati carcerati si chiamano ospiti.

Le mie parole non hanno il peso della storia dei nostri tempi, della rabbia, dell’insolenza, della voglia di abbattere tutta la crudeltà, la ferocia della gabbia che rinchiude la vita di tutti noi, fuori e dentro le galere, schiavi di una vita che non vogliamo, di un mondo che cade a pezzi e che chiama i suoi residui progresso.

Dalla parte di chi lotta, di chi non si inchina.

Le bombe e il terrore li semina lo Stato, il Potere e la nostra santa Democrazia

Per la libertà di tutte e tutti. 

Una donna libera.

Giulia.

 

 

 

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