QueerBrrrrrr! Campeggia invernale

Pratiche di autoinchiesta frocia e consultorie queer

24-26 gennaio 2014

Villa Torre (presso bioagriturismo Dulcamara),  Parco Regionale dei Gessi Bolognesi, Ozzano nell’Emilia (BO)

Presentazione (programma in fondo al post)

La campeggia estiva è stata un momento di socializzazione inedita tra soggettività transfemministe e queer attorno ai nodi sessualità/precarietà/affetti/welfare/reddito a partire dalle condizioni materiali delle vite queer.
I materiali dei report, suddivisi nelle tre giornate, sono il frutto di una prima condivisione di saperi, pratiche e vissuti tra le realtà collettive e le singol* intervenute e articolano terreni comuni dai quali partire per rideclinare le nostre forme di rete, lotta e resistenza.

Nell’incontro intermedio del 14 dicembre a Bologna, abbiamo condiviso la necessità di tradurre questi discorsi in strumenti condivisi di (auto) inchiesta, di passare dall’enunciazione di ipotesi generali di lettura del nostro presente alla mappatura delle esperienze incarnate nelle nostre, e forse non solo nostre, vite.  Di darci degli strumenti di autoinchiesta, come già era emerso trasversalmente ai tavoli nella campeggia estiva.

Autoinchiesta.

Per questo l’intera giornata del sabato è dedicata all’autoinchiesta, mentre l’apertura di venerdì sera servirà per riconnettere il percorso e preparare i temi di discussione di sabato.

Vorremmo adottare una metodologia di discussione che non riproduca la forma assembleare, ma consenta contesti di presa di parola più ristretti e circolari, alternando alle plenarie un lavoro in gruppi.

Le difficoltà che sentiamo più stringenti ma anche stimolanti dell’operazione auto-inchiesta  riguardano la scelta di avviare una rilevazione senza pre-determinare il soggetto e la necessità di tenere assieme i nostri tre principali assi d’indagine (welfare e neomutualismo, lavoro/non lavoro/precarietà, altre intimità). E’ inoltre necessario tenere ferma la consapevolezza che non sono dei “dati”  che andiamo a cercare, ma dei punti di resistenza, di rottura, di soggettivazione.

Potrebbe essere utile ragionare in piccoli gruppi intorno a parole\frasi chiave che rimandino a dimensioni incorporate\praticate e non troppo specificate, ma neanche troppo generiche. Come a dire, non possiamo partire da una cosa ampia come “precarietà”, ma forse da  situazione debitoria sì, idem per “materialità degli affetti” vs. forme di cura nelle altre intimità. Queste parole chiave dovrebbero essere tali da sollecitare intersezioni tra i macrodiscorsi che avevamo suddiviso in tre tavoli alla campeggia estiva.

La proposta di lavoro è di dividerci in gruppi di massimo 8 persone, ciascuno incentrato su una parola/frase chiave; discutere per un tempo stabilito (1h 30, p. es.) e poi far ruotare due persone di ogni gruppo in ognuno degli altri; produrre istant report (cosa che spingerebbe a sintetizzare, restituire e intrecciare le tematiche); infine condividere il lavoro fatto dai vari gruppi in plenaria.

Ad esempio, per sondare la questione reddito in rapporto a precarietà e crisi, un gruppo potrebbe lavorare su: “Autonomia economica, pratiche di continuità di reddito, relazioni debitorie”, partendo da domande che facciano emergere delle esperienze concrete: quando, come, a/da chi, perché abbiamo prestato o donato o ricevuto soldi, a chi sentiamo di poterli chiedere e perché, come la relazione economica ha influito sulla relazione, cosa ha funzionato e cosa no; influenza delle idee normative di famiglia e di coppia, della nostra rappresentazione della situazione economica altrui ecc. ecc. (il tema attraversa la questione delle relazioni, quella del lavoro e del reddito, e la sperimentazione o immaginazione di pratiche di neomutualismo)

Per facilitare lo scambio e la preparazione anche della plenaria di domenica, un gruppo potrebbe lavorare su “Aspettative rispetto alla rete che stiamo costruendo”, in modo che emergano investimenti, bisogni politici, prospettive comuni, proposte.

Altri frasi-chiave, da rifinire e definire meglio, potrebbero riguardare responsabilità e pratiche di cura nelle altre intimità”,  il rapporto fra lavoro/non lavoro/disoccupazione e identità nella nostra esperienza, i vissuti e i significati sociali e politici della malattia o più nello specifico della sofferenza psichica.

La prima assemblea del venerdì potrà servire per definire i gruppi sulla base di queste o di altre proposte.

Consultorie queer

(in plenaria)
Apriamo uno spazio di confronto e di restituzione delle esperienze che ciascuna realtà sta portando avanti nei propri territori.
A partire dalla necessità di superare la separazione tra militanza e vita come risposta alla messa a valore delle nostre stesse vite queer da parte del biocapitalismo, individuiamo i modi in cui le Consultorie possano servire da leve di attivazione politica dal basso.
La ripoliticizzazione della salute e della sessualità, dispositivi di assoggettamento e controllo dei corpi, non può limitarsi ad una difesa del modello di welfare pubblico universalista, sempre più svuotato ed eroso dai tagli e dalle politiche di Austerity. Immaginiamo quindi le Consultorie, rideclinate in base alle specificità delle diverse realtà, come nuove istituzioni sganciate dalla logica del servizio e della gestione pubblico/privato. Immaginiamo dei luoghi in cui alla medicalizzazione e normalizzazione dei vissuti individuali si sostituiscano buone pratiche rivolte alla libera affermazione di sé e della propria sessualità; dove la dimensione collettiva della condivisione e circolazione dei saperi, non solo medici, consenta di superare la contrapposizione gerarchica tra chi eroga il servizio e chi ne usufruisce, consentendo al tempo stesso di far scoppiare la bolla di isolamento in cui siamo ricacciat* dal modello di gestione attuale.

Programma

Venerdì 24 gennaio – Accoglienza e organizzazione

h 15-17.30 accoglienza, navetta in auto dalla fermata del bus a Villa Torre ecc.
h 17.30 -20.00 plenaria di presentazione, riassunto puntate precedenti, organizzazione comune delle giornate, preparazione del lavoro in piccoli gruppi di sabato (presentazione delle parole chiave, proposta di eventuali altri gruppi ecc)
h 21.00 cena

Sabato 25 gennaio – Autoinchiesta
10 – 12.30 piccoli gruppi autoinchiesta
13.30 pranzo
15 – 16.00 passeggiate nei dintorni
16 -1 7.30 piccoli gruppi autoinchiesta
break
18 – 20 restituzione piccoli gruppi autoinchiesta in plenaria
21.00 cena

(il tempo libero per passeggiate nei dintorni possiamo prendercelo anche al mattino prima dei lavori – da decidere)

Domenica 26 Plenarie
10-12.30 plenaria consultorie
13.30 pranzo
15 – 17.30 plenaria finale: prospettive
INFO PRATICHE

COSTI:

Chiediamo a tutte quelle che sono in grado di darlo un contributo minimo di 18 euro al giorno se si pernotta, o di 3.50 euro a pasto se non si pernotta. Queste cifre ci consentono di coprire buona parte dei costi. (Attenzione: le lenzuola e gli asciugamani non sono compresi. Se non volete portarli da casa, il costo è di ulteriori 4 euro)

Chiunque non sia in grado di affrontare le spese di permanenza e/o di viaggio può chiedere una sovvenzione alla cassa del somMovimento scrivendo a campeggiaCHIOCCIOLAanchePUNTOno

COME ARRIVARE:
In macchina: prendete come riferimento il Bioagriturismo Dulcamara (è di fronte alla struttura, dall’altro lato della strada)
Via Tolara di Sopra 78 
I-40064 Ozzano dell’Emilia (BO) 
Parco Regionale dei Gessi Bolognesi e Calanchi dell’Abbadessa
http://www.coopdulcamara.it/cms/index.php?option=com_content&task=view&id=13&Itemid=33

In autobus: dall’autostazione di Bologna prendete il bus 101 o 113 in direzione Imola/Castel San Pietro, scendere all’incrocio fra la via Emilia e via Tolara di Sopra (subito dopo il centro di Ozzano) e telefonateci.
La stazione ferroviaria di Ozzano dell’Emilia è meno comoda della fermata del bus per venirvi a prendere, ma può essere un’alternativa.

Per chi pernotta: portate lenzuola e asciugamani; le coperte sono presenti in loco; se volete asciugamani e lenzuola il costo è di 4 € a persona per le due notti.

I pasti comuni saranno vegani, ci sarà comunque cibo non vegan per prime colazioni a scelta e alimenti aggiuntivi.

Le bevande alcooliche vengono pagate a parte da chi le consuma.

Portate un paio di scarpe comode per camminare in campagna.

PER ISCRIZIONI

campeggiaCHIOCCIOLAanchePUNTOno (indicare numero di persone, orari di arrivo in macchina/autobus/treno, eventuali allergie alimentari, se minorenni, eventuale necessità di contributo economico x spese di viaggio o permanenza + numero di telefono di riferimento)

 

Blog del Sommovimentonazioanale

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Cineforum Queer 2014_Gennaio/Febbraio

Ritorna il Cineforum Queer a cura di BellaQueer Perugia!

CINE 2014Giovedì 23 Gennaio “Laurence Anyways” (X. Dolan, Belgio-Francia 2012).

Giovedì 6 Febbraio “Lo sconosciuto del lago” (A. Guiraudie, Francia 2013)

Giovedì 20 Febbraio “Irina Palm” (A. Garbarski, UK 2007)

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presso la Consulta degli Immigrati, Via Imbriani 2, Perugia

h. 19 aperitivo
h. 20 proiezione e dibattito.

INGRESSO 
GRATUITO

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Alla fine del dibattito sarà possibile indugiare in chiacchiere lungo la via sorseggiando vin brulé 🙂

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Ciao Franco

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VEN 22/11_NO CIE-Forum proiezione “L’ospite inatteso” e presentazione Migrazioni Urbane

 

Venerdì 22 novembre presso la Consulta degli Immigrati, Migrazioni Urbane presenta la prima data del “NO CIE-Forum”: un cineforum sulla migrazione che vuole aprire uno spazio di dibattito nella città di Perugia sulla questione della migrazione e dei diritti.

Verrà proiettato il film “L’ospite inatteso” (The Visitor), diretto nel 2007 da Thomas McCarthy: un racconto agrodolce di amicizia e immigrazione nell’America post 11 settembre. 
http://www.mymovies.it/dizionario/recensione.asp?id=56115

In occasione della proiezione verrà presentato il progetto Migrazioni Urbane, un progetto di comunicazione attiva che vuole dare voce alle soggettività che intendono opporsi ad una politica meramente securitaria e di esclusione sociale e che, al contrario, vogliono una città fatta di partecipazione, inclusione e comune pratica di diritti. Uno spazio di contaminazione e dibattito, un percorso partecipativo di incontro, scambio e socialità.

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h. 20 aperitivo
h. 21 proiezione 

A seguire presentazione di Migrazioni Urbane e dibattito.

Presso la Consulta degli Immigrati, via Imbriani 2 Perugia.

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Per info: migrazioniurbane@inventati.org

INGRESSO GRATUITO

Evento FB https://www.facebook.com/events/1434057826808229/volantino-ospite-inatteso-a-colori

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I centri Antiviolenza di Perugia e Terni chiedono le dimissioni del Presidente della Provincia e dell’Assessora Pari Opportunità

Comunicato delle Operatrici dei Centri Antiviolenza di Perugia e Terni in merito a quanto successo ieri 16 novembre al primo incontro del ciclo ” Lo Stato siamo Noi – Leg@lmente- Punti fermi sulla strada della nostra responsabilità. Ed. 2013-2014″, rivolto alle scuole perugine. L’incontro dal titolo  “Le basi naturali del nostro bisogno di legalità – Il ruolo decisivo che Darwin ha attribuito alla “femmina” umana nello sviluppo della nostra civiltà“ è stato promosso dall’amministrazione provinciale della città di Perugia, tra cui l’Ufficio Pari Opportunità, ed ospitava la lezione del prof. Marco Marchetti, psichiatra e psicanalista, ordinario di medicina legale e criminologia dell’Università del Molise.

differenza donna

Il corso per l’attivazione dei CAV Centri AntiViolenza del Progetto Antiviolenza Umbria si è concluso oggi, sabato 16/11/2013.

Siamo felici di mettere al corrente tutt* di questo nuovo progetto che inizia i suoi passi adesso e che vuole essere un forte protagonista politico e sociale nella nostra regione.

In concomitanza con questo felice inizio di una Istituzione altra, che farà intervento nel territorio di sostegno alle donne e di contrasto alla violenza di genere apprendiamo con estrema preoccupazione un fatto di una gravità inaudita.

La Provincia di Perugia ha indetto, proprio per oggi, un seminario pubblico all’interno del ciclo “Educare alla legalità”in cui sono stati/e invitati/e studenti e studentesse delle scuole superiori.

Al cospetto di ragazzi e ragazze è stato, in particolare, invitato a parlare il Prof.ssore Marchetti dell’Università del Molise con un intervento dal titolo “Le basi naturali del bisogno di legalità. Il ruolo decisivo che Darwin ha attribuito alla femmina umana nello sviluppo della civiltà”.

Ci domandiamo come sia possibile – in un contesto sociale di così forte sperequazione e disuguaglianza per le donne come è quello del nostro Paese- che le istituzioni invitino un docente a fare un seminario di questo genere.

La relazione tra natura e femmina umana e i riferimenti al biologismo e all’evoluzionismo, a cui l’insigne professore fa riferimento, ci sembrano davvero inopportuni per spiegare ad una scolaresca le questioni sociali che attengono alla complesse problematiche della contemporaneità e delle relazione di genere.

Riteniamo, al contrario, che sia giunto il momento di aprire con forza, anche nella nostra Regione, uno spazio di cultura antisessista che sappia opporsi alla produzione di discorsi normativi che relegano le donne, di fatto, in una condizione di subalternità e di sottomissione.

Come Centri AntiViolenza stigmatizziamo fortemente le scelte compiute dalla Provincia di Perugia e ci batteremo con determinazione per dare vita ad una trasformazione politico-culturale, un mutamente imprenscindibile per le sfide che le donne ,oggi, hanno di fronte.

Per questo motivo chiediamo le immediate dimissioni dei responsabili politici istituzionali, Presidente della Provincia e assessora alla cultura, che hanno permesso che tale fatto sia stato possibile.

Collettivo Operatrici Centri Antiviolenza Perugia Terni

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Ma quali basi naturali della legalità? Noi abbiamo solo geni ribelli!

Geni ribelli

Questa mattina il collettivo Bellaqueer è intervenuto al primo incontro del corso di educazione alla legalità organizzato dalla provincia di Perugia. Ecco il comunicato.

 

 

Ma quali basi naturali della legalità? Noi abbiamo solo geni ribelli!

Alla Provincia di Perugia si legittima la violenza di genere.

Già il nome dell’iniziativa era fortemente inquietante: “Le basi naturali del nostro bisogno di legalità – Il ruolo decisivo che Darwin ha attribuito alla “femmina” umana nello sviluppo della nostra civiltà“.

Pensavamo di dover andare a contestare l’esposizione di una teoria del determinismo biologico che, nella distorsione dell’evoluzionismo prodotta dal Prof. Marco Marchetti, (ordinario di medicina legale e criminologia dell’Università del Molise) vorrebbe le donne portatrici di una sorta di gene della legalità in base al quale riconoscere il loro “ruolo nella civiltà umana”.

Pensavamo di dover andare a contestare l’ennesima legittimazione delle politiche  securitarie fatte sui corpi delle donne, chiamando in causa presunte basi naturali di comportamenti leciti e illeciti.

E invece ci siamo trovat* ad ascoltare qualcosa di ancora peggiore, se possibile: l’esposizione di una teoria dell’evoluzione umana che vede la donna come protagonista della selezione della specie perché è lei a decidere con chi riprodursi, è lei che sceglie, è lei che provoca sessualmente il maschio per accaparrarsi la sua attenzione e garantirsi appunto la riproduzione. E non è stato possibile attendere la fine della lezione del professor Marchetti per intervenire, quando ad argomentazione della sua teoria ha portato ad esempio la recente vicenda delle baby-prostitute dei Parioli, che secondo il professore avrebbero adescato uomini maturi della Roma bene per offrir loro una prestazione sessuale in cambio di soldi! Non ci siamo potut* trattenere dall’interrompere l’ennesima retorica di responsabilizzazione della donna (della ragazzina addirittura minorenne in questo caso) rispetto al comportamento sessuale dell’uomo e l’ennesimo tentativo di normalizzazione della violenza! Non ci siamo potut* trattenere dal contestare la lettura maschilista che di questa recente vicenda tutti i giornali e i telegiornali ci propongono concentrando l’attenzione sul comportamento delle ragazzine, sulla loro vita e i loro “bisogni”,  non sul sistema che quei  bisogni induce, che fornisce loro l’idea del corpo delle donne come merce di scambio, che fornisce loro una certa interpretazione del rapporto uomo/donna, non sugli adulti benestanti che pagavano per avere rapporti sessuali con delle 14enni.

Ecco una delle tante affermazioni deliranti del prof. Marchetti:

“La richiesta femminile ha, come dire, un potere nei confronti del quale il maschio è molto debole, molto debole. Questo spiega ad esempio, visto che mi è stato chiesto di fare un accenno alla storia abbastanza triste per certi versi della cosiddetta prostituzione minorile, l’offerta o richiesta femminile è una cosa a cui anche il maschio adulto ha difficoltà a resistere”

(Al minuto 2’30” Prof. Marco Marchetti – 16 novembre 2013 Provincia di Perugia qui il video)

Affermazioni fatte senza suscitare alcuna reazione da parte della platea, compreso il corpo docente che accompagnava gli student*, che è intervenuto soltanto a sostegno di Marchetti accusandoci di comportamento antidemocratico! Uno degli insegnanti si è spinto addirittura oltre, lanciandobattute dal contenuto omofobo nei nostri confronti! 

Qualcosa di inimmaginabile se si pensa che questo avveniva all’interno delle sale della Provincia di Perugia, per un evento organizzato dall’Ufficio Pari Opportunità.

Qualcosa di inimmaginabile se si pensa che tali discorsi erano rivolti a classi di studenti delle scuole superiori perugine non ancora maggiorenni. Ragazze e ragazzi 15-16enni che in ambito istituzionale si sono sentiti legittimare “scientificamente” le violenze nei confronti delle donne e delle ragazze, le quali con i loro comportamenti seduttivi, con i loro abbigliamenti succinti, con i loro corpi provocherebbero l’attenzione degli uomini e le loro violenze.

La nostra “indemocratica” contestazione ha trasformato la becera lezione frontale del prof. Marchetti in un dibattito aperto sull’autodeterminazione della donna, la cultura dello stupro e sulle retoriche di legittimazione della violenza di genere.

Non era possibile stare zitt*, non intervenire! E l’abbiamo fatto in maniera diretta, colorata, irriverente nei confronti di un’istituzione che ancora una volta vuole dividerci in donne per bene e donne per male; ricordarci che il nostro ruolo è quello del lavoro di cura, silenziose, buone, subordinate; un’istituzione che insegna agli adolescenti l’asimmetria dei ruoli tra i generi e l’omofobia, prendendo a pretesto una lezione sul darwinismo.

Quello che è successo stamattina in Provincia è inaccettabile!

Quando l’ingiustizia è legge, la resistenza diventa dovere.

I nostri corpi contro la vostra legge!

Collettivo BellaQueer Perugia

 

Qui il Comunicato delle Operatrici dei Centri Antiviolenza di Perugia e Terni in merito alla vicenda.

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Illegal* per amore!

Sabato 16 novembre a Perugia, ore 10 palazzo della Provincia, nell’ambito del progetto “Educare alla legalità” che si svolgerà per tutto il corrente anno scolastico, si terrà un incontro, organizzato dalla Provincia, dall’inquietante titolo “Le basi naturali del nostro bisogno di legalità – il ruolo decisivo che Darwin ha attribuito alla femmina umana nello sviluppo della nostra civiltà”. A tenere la conferenza sarà un docente di medicina legale, Prof. Marchetti, dell’università del Molise. Tra i promotori, l’Uffico Pari Opportunità della Provincia.

Con viva preoccupazione esprimiamo tutta la nostra inquietudine sollecitata da alcuni termini chiave, che sembrano voler naturalizzare un presunto bisogno di legalità – termine oramai impiegato ingannevolmente come sinonimo di giustizia – quasi come se si cercasse di dare fondamento scientifico all’ipotesi dell’esistenza di una sorta di gene della legalità, di cui tutti, naturalmente, saremmo portator*. Ci chiediamo incredul*: di quale educazione alla legalità stiamo parlando? Forse che l’apartheid non è stata anch’essa legge? Ma la nostra inquietudine è accresciuta dallo spettro del determinismo biologico evocato da Darwin e dal ruolo decisivo attribuito da questi alla Femmina Umana.

Quale Femmina Umana?!?! Quella che riproduce, che allatta? Abbiamo imparato, purtroppo, a conoscere le terribili conseguenze che il riduzionismo biologista trasposto nelle analisi della complessità sociale ha comportato. Ci ricordiamo Lombroso e le sue invenzioni di legami tra la “natura” – allora non era la mappa del genoma, ma la forma e grandezza dei crani – e la “criminalità”, meglio oggi si direbbe l’illegalità: l’invenzione della razza, ad esempio.

Cosa avrà mai da dire l’interpretazione evoluzionista della Femmina Umana alle generazioni di donne che si confrontano oggi con il sessismo, la precarietà, l’assenza di reddito, la crisi sociale? Pensiamo piuttosto che produrre un ordine del discorso che ricolleghi ancora le donne all’atavica specie della Femmina Umana e che le riduca a Natura serva di fatto per ribadire delle gerarchie di genere e di sesso, serva per ricacciarle nel ruolo di subalterne. Un’ operazione tanto più violenta quanto legittimata dalle Istituzioni e dai loro uffici deputati niente po’ po’ di meno che a promuovere le Pari Opportunità, mentre indicono incontri pubblici rivolti a giovani scolaresche da ricondurre ad un determinismo biologico che naturalizza il presunto bisogno di una non meglio specificata legalità. Riteniamo che questa sia davvero un’altra violenza di Stato.

Per questo come femministe, come trans*, come soggetti eccedenti ogni norma non possiamo che ribadire: Noi non siamo Stato! Nessuno spazio alle retoriche naturaliste che aprono il campo a sessismo, omofobia e razzismo! E nessuno spazio alle politiche che legittimano un sistema sociale ineguale, classista, gerarchico e violento.

Illegal* per amore!

Transfemminist queer revolution! 

 

BellaQueer Perugia

 

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Gio 24/10_Cineforum queer! Selezione di corti e video

 

Giovedì 24 ottobre 2013 torna il Cineforum Queer a cura del collettivo autonomo BellaQueer Perugia!

Per iniziare questa stagione abbiamo selezionato una serie di cortometraggi e video a tematica queer che affrontano da differenti punti di vista la tematica di genere:

“Ma le donne. L’immagine femminile nella pubblicità televisiva” 
Italia, 2011, 5’19”
Video-raccolta esemplificativa degli stereotipi di genere nella comunicazione pubblicitaria italiana, prodotta da Officina delle Donne in collaborazione con il Comune di Torino.

“Reverse Gender Stereotypes at the Gym”
J. Diaz, USA 2013, 3’16”
Addominali, yoga, muscoli, sudore: sperimentazione del ribaltamento dei ruoli stereotipati in una normale giornata in palestra.

“Segreti riflessi”
Frangette estreme, Italia 2010, 7’13”
Romeo è Giulietta? Partendo dal pretesto di reinterpretare uno dei più famosi dialoghi d’amore gli autori e le autrici ironizzano sul gioco dei ruoli e dei generi e provano a riattualizzare il topos degli amanti, trasportandoli da una dimensione romantico borghese ad una più realistica e socialmente stigmatizzata. Le Frangette Estreme si specchiano e riflettono sul doppio, il narcisismo, l’attrazione-repulsione verso il proprio corpo e il conflitto di genere: il tutto condito con ironica psichedelia.

“Un bel giorno, un parrucchiere [Un Beau Jour, un Coiffeur]”
P. Maurin, Francia 2004, 11′
Dall’incontro casuale con un giovane parrucchiere, Jerome brillante dottorando in filosofia sarà costretto a fare i conti con le aspettative della sua vita ordinata e composta e ad uscire dalla logica dei pregiudizi che lo imbriglia.

“Starman” – Sally Shapiro feat Electric youth
E. Brienen, Italia 2013, 4′
Video musicale che documenta il progetto Take the street dell’artista Tumulto Borgosfranto: “Siamo sempre più schiavi di regole, dogmi. Ci imponiamo modelli in base al sesso d’appartenenza, al ruolo che ricopriamo, alla stazza, alla razza. E’ facile puntare il dito sulla società ma la società è fatta da noi. Take The Street non è un invito per gli uomini a mettere la gonna ma per chiunque a prendere il controllo della propria identità senza paura ne vergogna”.

“Accettami così come sono [Aceptame como soy]”
Rep. Domenicana 2007, 30”
Spot antiomofobia andato in onda nelle TV della Repubblica Domenicana.

“Dildoman”
Å. Sandzén, Svezia 2009, 3’58”
Unico corto animato della famosa raccolta di corti porno femministi Dirty Diaries (diretta da Mia Engberg e finanziata dallo stato svedese), ribalta in maniera ironica e dissacrante la prospettiva del porno mainstream con soggetto lesbo in cui il sesso tra due donne è funzionale all’eccitamento dello spettatore maschio.

“ASK FIRST” 
J. Mary Burnet & Kaleigh Trace, USA 2013, 4’30”
Uno dei tanti video di risposta al video e alla famosissima canzone machista di Robin Thicke “Blurred Lines”: un inno alla consensualità che vuole essere una risposta ironica, provocatoria e queer alla cultura patriarcale eterosessista che oggettiva le donne, normalizza lo stupro e ne responsabilizza le vittime. Consent is sexy!

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h. 20,00 Aperitivo
h. 21,00 Proiezione 

A seguire dibattito!

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Presso ls Consulta degli Immigrati, via Imbriani 2, Perugia 

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INGRESSO GRATUITO

Evento FB https://www.facebook.com/events/593344307398516/
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Gio 10/10/2013_NO CIE! Sì alla città di tutt*!

 

La nuova stagione del cineforum queer inizia con la proiezione di un film che parla di CIE (centri di identificazione ed espulsione) e migrazione per aprire un dibattito in città sulla questione della libertà di movimento e per alzare una voce critica sulle leggi che regolano i flussi migratori in Italia e in Europa e contro le recenti proposte che riguardano anche la nostra città.
Dopo la proiezione ci sarà un’assemblea/dibattito per costruire una mobilitazione contro le proposte di apertura di un CIE a Perugia e per realizzare la città che vogliamo!
La sicurezza che vogliamo non ha a che fare con il controllo e la repressione, ma con il diritto alla mobilità e all’abitare, con una socialità orizzontale e non mercificata, inclusiva e transculturale.
NO AI CIE! Sì A UNA CITTA’ DI TUTT*!!!

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Giovedì 10 ottobre 2013

h. 19,00 Aperitivo
h. 20,00 Proiezione di
“Illegal” (O. Masset-Depasse, Belgio, Lussemburgo, Francia 2010)
http://www.mymovies.it/film/2010/illegal/

A SEGUIRE ASSEMBLEA/DIBATTITO

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Ingresso gratuito

Siete tutt* invitati a partecipare!

BellaQueer Perugia

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Decreto contro il Femminicidio. NOT IN MY NAME!

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Ha iniziato in questi giorni il suo iter alla Camera il Decreto Legge n°93 del 14 agosto 2013: il decreto sulla sicurezza che tratta, tra l’altro, di violenza sulle donne e che le prime pagine dei quotidiani nazionali hanno entusiasticamente battezzato “decreto contro il femminicidio”. Questo comporta anzitutto un tentativo di nascondere la vera natura del decreto stesso: ovvero un provvedimento urgente per garantire la repressione della libertà di contestazione e rendere più flessibile l’uso massiccio delle Forze Armate (art. 10), contemplando anche un inasprimento delle pene per la violazione dei cantieri delle cosiddette “grandi opere” (il riferimento alla Tav è palese, ma l’obiettivo sono tutti quei territori in cui vengono intrapresi percorsi di opposizione sociale e politica). Volendo, però, anche limitare l’analisi alla sola parte relativa alla violenza di genere, notiamo come le norme introdotte non siano altro che l’ennesima espressione di una cultura securitaria che tratta le donne come oggetto e non come soggetto: un oggetto da proteggere con interventi dall’alto piuttosto che rendere in grado di autodeterminarsi tramite misure di garanzia dei diritti (come quello al reddito) e delle libertà, e che ancora una volta divide fra donne per bene e donne per male.

C’è puzza di pinkwashing! Assistiamo ancora una volta ad una strumentalizzazione della violenza sulle donne: inserire norme in materia di violenza di genere in un decreto che introduce misure così repressive per la libertà di tutt* è un modo strumentale per legittimare politiche di controllo dei territori e dei corpi, di criminalizzazione di soggetti specifici (stranieri o movimenti). Questo si chiama pinkwashing: ovvero richiamare l’“emergenza femminicidio” per creare consenso su interventi repressivi e securitari. Chi oserebbe mai esporsi pubblicamente contro un pacchetto di provvedimenti propagandati come armi importantissime per combattere la violenza contro le donne, proprio nel momento in cui in molt* si sono espressi per il riconoscimento giuridico della mattanza di donne che avviene da sempre nel paese?

Le norme sul femminicidio sono legate a logiche paternalistiche e securitarie! Le misure previste nel DL 93/2013trattano le donne unicamente come l’oggetto della violenza e non come un soggetto, conteso tra il carnefice e lo Stato che rivendica in tal senso il monopolio della violenza. La violenza di genere, infatti, è derubricata a problema di sicurezza e non considerata privazione della libertà: lo Stato in tal caso si limita a introdurre ostacoli di natura fisica e di natura legislativa che possano rendere più complesso a un possibile stalker o a un possibile femminicida di portare a termine il suo proposito (un esempio su tutti, il ritiro della patente allo stalkerper impedirgli di raggiungere l’abitazione della vittima!). Le donne non sono quindi concepite come soggetti cui fornire strumenti per la pratica della libertà, ma come oggetti da proteggere. In questo quadro, ovviamente, è del tutto taciuta la violenza che lo Stato stesso agisce sulle donne: quella fisica, psicologica, sessuale o simbolica, materiale che si consuma nelle caserme, nei cie, negli ospedali, nelle aule di tribunale, dentro le istituzioni, nel linguaggio, nei media.

Donne per bene / donne per male: la violenza come strumento normativo Nel Decreto si attribuiscono allo stesso reato gradazioni di gravità differente facendole dipendere da qualità della donna: far violenza su una madre o una sposa è più grave che su qualsiasi altra donna. Perché? È palese come anche per via normativa (secondo una logica non molto distante da quella che definiva lo stupro come delitto contro la morale, piuttosto che contro la persona) con il DL 93/2013 si voglia legittimare alcuni ruoli della donna e condannare altre condotte di vita, fare differenza tra buone e cattive, tra chi la violenza la subisce e chi invece se la va a cercare… Ad esempio inserire nello stesso pacchetto legislativo misure che dovrebbero proteggere le donne dalla violenza domestica insieme a misure che puntano a reprimerle con violenza inaudita quando si vogliono riappropriare dello spazio pubblico, del loro protagonismo dentro al diritto al dissenso, testimonia non solo l’ipocrisia strumentale ma anche l’impostazione patriarcale di questo provvedimento, che protegge le SUE donne solo quando queste accettano il ruolo che gli è consono e lo spazio a loro deputato ossia quello privato delle mura domestiche.

Cambiare prospettiva: la sicurezza che voglio non fa rima con controllo! L’urgenza è quella di affrontare la questione della violenza di genere cambiando definitivamente il paradigma: è necessario uscire una volta per tutte dalle divisioni in sante e puttane e dallo schema in cui le donne risultano oggetto di una contesa machista per il monopolio della violenza e della tutela. L’urgenza è quella di rivendicare l’autodeterminazione delle donne e considerare il fenomeno della violenza di genere non in termini emergenziali ma strutturali e di prevenzione: rimuovere gli ostacoli che impediscono alle donne di essere soggetti e muovere dal riconoscimento del fatto che la violenza di genere è intrinseca alla cultura maschilista in cui siamo cresciut* e che tutt* riproduciamo, che si esplicita in relazioni asimmetriche e di potere tra i generi; essa non viene agita dal mostro o per raptus, ma ha un carattere di inquietante normalità.

Vogliamo libertà e non protezione, vogliamo autodeterminarci attraverso il diritto al reddito, alla casa e alla mobilità. Vogliamo sentirci libere di uscire nelle nostre città quando e come vogliamo, di notte, senza imporre autocensure al rispetto a quanto è corta la nostra gonna o a quanti sorrisi ci viene di fare. Solo così saremmo abbastanza forti per combattere chi ci opprime, sia esso marito, fidanzato, padre, stato e capitale.

BellaQueer Perugia

 

*Riferimenti

Note sui provvedimenti contro femminicidio et alia di Sguardi sui Generis http://sguardisuigeneris.blogspot.it/2013/08/note-sui-provvedimenti-contro.html

Decreto sicurezza, alias femminicidio. Un pacco di misure urgenti per il bene comune del paese di Antonella (per il Laboratorio Le Antigoni) – Zona 22

Femminicidio e responsabilità di Stato di Barbara
Spinelli http://www.giuristidemocratici.it/post/20130909092237/post_html

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